Pronomi combinati

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I pronomi combinati

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  1. Notammo che dietro gli stabbi il muro di cinta era più basso, sì che vi poteva affacciare.
  2. Ho detto all'inizio di questo racconto che il mio maestro amava stupire gli altri con la prontezza delle sue deduzioni, ed era logico che il suo orgoglio rimanesse ferito quando accusava, e neppure ingiustamente, di lentezza.
  3. Ma, come dissi, alla tavola dell'Abate prendevano alcune licenze, e ci avvenne di lodare i piatti che ci furono offerti, mentre l'Abate celebrava le qualità del suo olio, o del suo vino.
  4. E fortuna che, essendo una limpidissima mattinata invernale, la costruzione non mi apparve quale vede nei giorni di tempesta.
  5. Ma il capo cuciniere accorse e rimproverò Salvatore: “Cellario, cellario,” disse, “tu devi amministrare i beni dell'abbazia, non dissiparli!”
  6. Dalla purezza nuda della stalla di Bethlehem, legno come fu legno il lignum vitae della croce, ai baccanali d'oro e di pietra, guarda, anche qui, hai visto il portale, non sottrae all'orgoglio delle immagini!
  7. Vidi un trono posto nel cielo e uno assiso sul trono. Il volto dell'Assiso era severo e impassibile, gli occhi spalancati e dardeggianti su di una umanità terrestre giunta alla fine della sua vicenda, i capelli e la barba maestosi che ricadevano sul volto e sul petto come le acque di un fiume, in rivoli tutti uguali e simmetricamente bipartiti. La corona che portava sul capo era ricca di smalti e di gemme, la tunica imperiale color porpora disponeva in ampie volute sulle ginocchia, intessuta di ricami e merletti in fili d'oro e d'argento.
  8. Ma qui, qui...” ora Jorge batteva il dito sul tavolo, vicino al libro che Guglielmo teneva davanti,”qui si ribalta la funzione del riso, eleva ad arte, aprono le porte del mondo dei dotti, fa oggetto di filosofia, e di perfida teologia...
  9. Mi risvegliai che suonava quasi l'ora della mensa serale. Mi sentivo intorpidito dal sonno, perché il sonno diurno è come il peccato della carne: più è avuto più vorrebbe, eppure sente infelici, sazi e insaziati allo stesso tempo.
  10. L'Abate ci disse queste cose sottovoce all'inizio, perché in seguito attenne all'uso del nostro ordine e si seguì in silenzio la lettura.
  11. In secondo luogo perché questo modo rappresentativo più si conviene alla conoscenza che di Dio abbiamo su questa terra: egli manifesta infatti più in quello che non è che in quello che è, e perciò le similitudini di quelle cose che più si allontanano da Dio ci portano a una più esatta opinione di lui, perché così sappiamo che egli è al di sopra di ciò che diciamo e pensiamo.
    Umberto Eco. Il nome della rosa

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