Il racconto al passato

Impariamo l'italiano
Racconto al passato

Completa il testo con i verbi al passato
(imperfetto, passato remoto o condizionale passato)

Gianni Rodari, Il biglietto perduto
Il professor Grammaticus una volta [ANDARE] a Venezia, dove le strade sono d’acqua e per girarle non va bene l’automobile, ci vuole il vaporetto. I veneziani però lo chiamano il «vaporeto».
Purtroppo essi hanno l’abitudine di dimezzare le doppie. Per esempio, invece di «tutto» dicono «tuto», con una sola «t»: così non è tutto per niente, ma appena appena metà.
La sfortuna, che spesso [PERSEGUITARE] il professor Grammaticus, lo [FARE] imbarcare per l’appunto su un «vaporeto» con una sola «t». Poco pratico di navigazione, egli non lo [NOTARE] subito. Ma ecco che, giunto sotto il ponte di Rialto, il «vaporeto» [COMINCIARE] a sbandare pericolosamente. I turisti [DOMANDRE] in tutte le lingue: Affondiamo?
Il professor Grammaticus non [PERDERE] tempo a rispondere: con la sua inseparabile matita rossa [AGGIUNGERE] la «t» che [MANCARE] , il vaporetto [RITROVARE] il suo equilibrio e [FILARE] orgogliosamente in direzione di piazza San Marco.
I marinai, dopo essersi congratulati con il professore per la sua prontezza, [COMINCIARE] il giro per forare i biglietti.
Ne [CAPITARE] uno anche davanti al professore, e gli [CHIEDERE] gentilmente: Bilieto?
Grammaticus [INORRIDIRE] : Bilieto? Senza «g» e con una «t» in meno? Quando imparerete, o pigri veneziani, a pronunciare completamente le belle parole della nostra lingua?
Il marinaio [ARRABBIARSI] : Ma lei ce l’ha o non ce l’ha il «bilieto»?
No, che non ce l’ho. Io ho soltanto un «biglietto», completo di tutte le sue consonanti.
Allora me lo faccia vedere.
Orrore! Il professor Grammaticus, per quanto si frugasse nelle tasche, non [RIUSCIRE] a trovare il suo perfettissimo «biglietto». Forse l’aveva perduto poco prima, durante il salvataggio del vaporetto. Per farla corta: gli [TOCCARE] di comprarne un altro e di pagare, per giunta, una multa.
L’ortografia esatta va bene; ma i passeggeri, come si sa, hanno il dovere di conservare il biglietto. Perdere un biglietto può essere più grave che perdere una «t».
(Gianni Rodari, Il libro degli errori, S. 19/20)