La parola giusta

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  1. Chi egli fu, e cosa facesse, mio buon lettore, potrai forse meglio dalle azioni che operò nei giorni che trascorremmo all'abbazia.
  2. E uscì ordinando di il cellario nelle fucine, senza lasciarlo parlare con Salvatore.
  3. Perché l'architettura è tra tutte le arti quella che più arditamente cerca di nel suo ritmo l'ordine dell'universo, che gli antichi chiamavano kosmos, e cioè ornato, in quanto è come un grande animale su cui rifulge la perfezione e la proporzione di tutte le sue membra.
  4. Queste cose le so, Ubertino, ho fatto parte anch'io di quei gruppi di uomini che credono di la verità con il ferro incandescente.
  5. Guglielmo tossì educatamente: “Eh... oh...” disse. Così faceva quando voleva un altro argomento.
  6. Impresa non facile perché si supponeva che il papa, che voleva Michele da solo per poterlo più facilmente all'obbedienza, avrebbe inviato in Italia una legazione istruita in modo da far fallire, per quanto possibile, il viaggio degli inviati imperiali alla sua corte.
  7. È per questo, ed è per questo che riconosce come ortodossia quella eresia che può entro il proprio controllo, o che deve accettare perché è diventata troppo forte, e non sarebbe bene averla come avversaria.
  8. Quando vide Ubertino, che già conosceva, fu con lui molto deferente, ma lo fissò in modo tale da in me un brivido di inquietudine.
  9. La mia mente fu attraversata dal pensiero che le arti dispiegate da Berengario per Adelmo, e i gesti semplici e naturali con cui la fanciulla aveva suscitato la mia passione e il mio desiderio, erano nulla, quanto ad astuzia, e forsennata abilità nel conquistare l'altro, di fronte alla vicenda di seduzione che si svolgeva sotto i miei occhi in quel momento, e che si era dipanata lungo sette giorni, ciascuno dei due interlocutori dando, per così dire, misteriosi convegni all'altro, ciascuno segretamente aspirando all'approvazione dell'altro, che temeva e odiava.
    Umberto Eco. Il nome della rosa

 


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Esercizi sull'utilizzo dei sinonimi
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